A.D. 1693 La memoria e l'orgoglio. La quinta edizione della commemorazione del sisma

Una quinta edizione, quella di commemorazione della data del terremoto del 1693, che si è rivelata la più seguita da quando l’Associazione Youpolis ha voluto dare il via, nel 2015, all’iniziativa che è stata sempre sostenuta e apprezzata dalle amministrazioni comunali. “A.D. 1693 – la memoria e l’orgoglio” ha riscosso un notevole consenso di pubblico, tanto che si è deciso di prolungare l’apertura dell’Auditorium S. Vincenzo Ferreri per far visitare, ancora nei giorni a venire, la mostra temporanea, organizzata dall’associazione culturale A.St.R.A.Co, allestita in occasione della conferenza del 12 gennaio, del prof. Rosario Marco Nobile, nell’ambito degli eventi commemorativi La mostra, curata da Davide Arestia e Rita Baglieri, sarà aperta, con visita guidata, nei giorni di sabato 19 e domenica 20 gennaio, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18. La decisione di prorogare la mostra è scaturita dal grande apprezzamento di pubblico ricevuto nel corso della manifestazione commemorativa.

“Ho partecipato con piacere e interesse agli appuntamenti di A.D. 1693 – ha sottolineato il sindaco Peppe Cassì – e sono contento che l’istallazione di bozzetti e illustrazioni sulle origini del nostro tardobarocco all’interno dell’Auditorium San Vincenzo Ferreri possa continuare a essere fruibile al pubblico. La commemorazione degli eventi del 1693, quando la nostra città fu sconvolta dal tremendo terremoto, non ha solo uno sguardo al passato, ricordandoci da dove nasce la città odierna, ma si pone come riscoperta delle nostre radici, approfondimento su un presente architettonico da valorizzare, proiezione al futuro affinché Ragusa non si faccia trovare impreparata nella malaugurata eventualità di nuovi sismi”.

Tutti gli eventi della tre giorni di “A.D. 1693 – la memoria e l’orgoglio” sono stati molto partecipati, dalla commemorazione civile presso il Portale San Giorgio alle due conferenze dedicate al terremoto del 1693 ed alla rinascita, coordinate da Stefano Vaccaro. Anche il vicesindaco Giovanna Licitra ha rimarcato il valore commemorativo dell’evento: “E’ in tutto ciò di cui abbiamo parlato nel corso degli eventi culturali della tre giorni, che dobbiamo trovare il senso per continuare nella laboriosa preservazione del territorio e delle edificazioni che su di esso si sono fatte e si continuano a fare. Vicende che ancora una volta devono richiamare alla responsabilità le persone, ognuna nel proprio ruolo e nel tratto di vita che di volta in volta ci è concesso attraversare, assumendo l’impegno della conservazione, della tutela e della valorizzazione della vita umana, in primo luogo, e dunque anche del patrimonio già esistente e di quello che si andrà ad edificare affinché le generazioni future possano ricordare il senso dell’opera e trarne insegnamento”.

Le tre giornate commemorative sono state particolarmente seguite dalla città e numerose sono state anche le presenze di forestieri attratti dalla qualità degli appuntamenti.

Partecipata, nel corso della giornata dell’11 gennaio, la commemorazione civile presso il Portale San Giorgio, che ha visto momenti di riflessione da parte delle autorità, la posa simbolica di un mazzo di fiori davanti al Portale ed un momento di preghiera, con successivo corteo verso il Duomo, la Santa Messa e la fiaccolata che, attraverso varie tappe, ha raggiunto la Cattedrale San Giovanni Battista. “La commemorazione del catastrofico terremoto – hanno spiegato Don Giuseppe Burrafato, Vicario Foraneo e Parroco della Cattedrale, e Don Pietro Floridia, Parroco del Duomo di San Giorgio – si è sempre svolta ogni anno nelle nostre Chiese, come preghiera al Signore per chiedere la protezione contro le catastrofi, oltre alla processione congiunta dei due simulacri svoltasi nel 1993. Da due anni è stata estesa a dei momenti esterni come la fiaccolata e la Santa Messa cittadina, in sinergia con le commemorazioni civili e culturali: un segno che ci ricordi quanto sia importante custodirci nell’unità. Nel 1693, dinanzi alla distruzione, tutto il popolo si unì per ricostruire; oggi, in un mondo che sembra sempre più diviso, quella vicenda ci insegna parecchio”.

Molto affollate le due conferenze inserite nel cartellone della tre giorni dedicata al terremoto del 1693 e alla rinascita, coordinate da Stefano Vaccaro. Apprezzate le relazioni del prof. Giuseppe Barone (Unict) e del prof. Marco Rosario Nobile (Unipa) di giorno 12 gennaio. Il primo ha posto l’accento sulla classe imprenditrice iblea che difatti si è resa protagonista della rinascita, non solo architettonica ma, più in generale, artistica e spirituale, portando alla memoria nomi di personaggi illustri altrimenti dimenticati (a cominciare dai fratelli Giulio e Paolo L’Arestia, i cui possedimenti facevano di loro tra gli uomini più ricchi della Sicilia Orientale). Il rivelo del 1607, studiato dal prof. Barone, mostra, sorprendentemente, una Ragusa non ancorata al sistema patriarcale vigente in tutta Italia, ma famiglie nucleari, alcune delle quali molto ricche e committenti dei beni architettonici oggi universalmente riconosciuti. Dal canto suo il prof. Nobile, con una serie calzante di immagini, ha dimostrato come i modelli del Tardo Barocco siciliano siano diretta rimodulazione degli stili d’oltralpe (innanzitutto tedesco e francese, ma anche influenzati dall’esperienze romane, si veda Borromini e Da Cortona) giunti sotto gli occhi degli architetti locali grazie alla circolazione di stampe ed incisioni. Ospite molto gradito della serata l’assessore al Turismo del Comune di Noto, Giusi Solerte.

Durante la giornata del 13 gennaio la relazione dell’Ordine dei Geologi di Sicilia (dott. Petralia e Dipasquale) ha puntato il focus sulla storia “sommersa”: una ricostruzione in chiave geofisica del terremoto del 1693 confrontato con eventi sismici attuali: il terremoto del Belice, quello del 1990 o quello dell’Aquila, descrivendo in termini scientifici la portata catastrofica del movimento tellurico e le devastanti conseguenze. A chiudere la tre giorni lo storico prof. Flaccavento il quale – continuando idealmente il capitolo aperto dal prof Barone – si è soffermato sulla ricostruzione della Città di Ragusa, spiegando come il terremoto sia stato solo un pretesto per una “rifondazione” della Città, giacché spinte di natura sociale, e soprattutto economica, avrebbero comunque portato ad una divisione in due dell’abitato.